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le conseguenze dell'amore

La cosa peggiore che può capitare ad un uomo che trascorre molto tempo
da solo è quella di non avere immaginazione. La vita, già di per sè noiosa
e ripetitiva, diventa in mancanza di fantasia uno spettacolo mortale.


Un film ruvido e intenso Le conseguenze dell'amore, di una malinconia poetica e struggente, e di una violenza emotiva dirompente, sebbene suggerita e mai urlata. La regia originale e sorprendente di Paolo Sorrentino, che ha creato con i suoi film un nuovo linguaggio cinematografico, l’interpretazione ricercata e misurata del protagonista Toni Servillo, e la fotografia magistrale di Luca Bigazzi, tratteggiano con uno stile metropolitano raffinato una storia minima di disperata solitudine, un dramma esistenziale di una lucidità crudele, che procede per sottrazione, per sospensione del tempo, dello spazio, e dell’azione in un crescendo lento ma inesorabile di sublime tensione emotiva.

L’ambientazione diventa co-protagonista del film grazie a scelte cromatiche, prospettiche e di luci, che ci riportano all’essenza di quelli che il filosofo francese Marc Augé ha definito i nonluoghi, simboli freddi e anonimi del nostro mondo contemporaneo.

Alla raffinatezza stilistica sul piano visivo corrisponde la rappresentazione di una storia emotivamente potente e disturbante che smuove emozioni viscerali e profonde, scongelando sentimenti trattenuti da tempo e andando a riempire quel vuoto pieno di significati che è la sintesi della vita sospesa e non vissuta di Titta di Girolamo, il protagonista con un nome anonimo tanto quanto la sua esistenza. La bravura di Servillo sta nel creare un personaggio che nonostante l'apparente imperscrutabile freddezza ti arriva dritto al cuore, favorendo un’identificazione immediata, fino a quel climax finale, malinconico e devastante, che ti colpisce duramente come un pugno nello stomaco.

Carlos Lascano e tre piccoli grandi uomini

Il film-maker argentino Carlos Lascano è un artista poliedrico che partito da studi giuridici, per tradizione di famiglia, decide di invertire la rotta e passando per esperienze artistiche e creative diverse, approda infine al mondo dell'illustrazione e dell'animazione cinematografica con una tecnica straordinaria e uno stile personale alquanto originale che gli hanno permesso di creare lavori per il cinema, la televisione e il mondo della pubblicità grazie ai quali ha conquistato numerosi premi internazionali.

Cliccando sulla didascalia dell'immagine è possibile vedere i tre spot con animazione 2D realizzati per il lancio della versione small size di Al Balad, un quotidiano libanese. Il messaggio veicolato è che nonostante il giornale sia ora più piccolo, e pertanto più pratico, resta comunque ricco di informazioni nei contenuti. Gli spot giocano su questo messaggio ridando vita con ironia e leggerezza a tre personaggi storici quali Napoleone, Gandhi e Beethoven, famosi tanto per la loro piccola statura quanto per le loro grandi imprese.

Maggiori info su: www.carloslascano.com

Spot multisoggetto per il lancio della versione small size di Al Balad

καιρός tra passato e presente


...tutte queste cose che passano, che ci sfuggono per un’inezia e che perdiamo per l’eternità… Tutte le parole che avremmo dovuto dire, i gesti che avremmo dovuto fare, i kairòs folgoranti che un giorno sono apparsi ma che non abbiamo saputo cogliere, e che sono sprofondati per sempre nel nulla…

da “L’eleganza del riccio” di M. Barbery

Kairòs (καιρός) è un termine che nell'antica Grecia significava "il momento giusto o opportuno", il momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale accade qualcosa di speciale. Una sorta di carpe diem che invita a cogliere l'attimo fuggente, il momento giusto per agire, per scegliere, per imboccare una certa strada, prima che sia troppo tardi, prima che giungano i rimpianti per ciò che avremmo voluto ma non è stato. 

Carpe Diem. Cogliete l'attimo, ragazzi. Rendete straordinarie le vostre vite.

Così il professor Keating spronava i suoi studenti nel film L'attimo fuggente guardandoli negli occhi e incitandoli a percorrere ognuno la propria strada per non scoprire in punto di morte che non avevano mai vissuto davvero.
Con un parallelismo funambolico, possiamo dire di ritrovare il kairòs degli antichi greci anche nei testi del rapper americano Eminem che in Lose Yourself canta il suo carpe diem contemporaneo fatto di rabbia e di passione: 

Look, if you had one shot, one opportunity,
to seize everything you ever wanted
one moment
would you capture it or just let it slip?
[…]
You better lose yourself in the music,
the moment you own it,
you better never let it go
you only get one shot,
do not miss your chance to blow
this opportunity comes once in a lifetime.

Qual'è la giusta distanza?

La giusta distanza è quella che ti permette di osservare le cose con la giusta prospettiva senza farti troppo coinvolgere ma al tempo stesso senza essere troppo distante, freddo e razionale.
Così il regista Carlo Mazzacurati descrive la sua idea di "giusta distanza" come di quell'approccio che ogni giornalista serio e professionale dovrebbe avere nei confronti dei fatti e pertanto delle notizie. 

E questo è anche l'insegnamento che riceve un giovane aspirante giornalista, pieno di ideali e di passione, nel momento in cui ottiene da Il Resto del Carlino l'incarico di corrispondente locale del paese del basso Polesine in cui vive, un paese immerso nelle nebbie in cui il lento fluire del tempo segue il corso del grande fiume e il paesaggio desolato e solitario della campagna, avvolge i suoi abitanti e ne ottunde le menti e finanche i sensi, perlomeno sino all'arrivo inaspettato di una bella e giovane maestra che sconvolgerà le vite di molti di loro. 

Un paese in cui la nebbia costringe a percorrere sempre e solo le stesse strade, già battute, già conosciute, segnate da un provincialismo ottuso e ipocrita, fatto di pregiudizi e di apparenza. 

Un film noir padano, intenso nei contenuti ma sufficientemente lieve nella messa in scena da non oltrepassare mai il limite, in cui gli interpreti dialogano tra loro e con l'ambiente che li circonda, e in cui solo il giovane protagonista finirà per trovare la sua "giusta distanza" dalle cose e dai fatti. Ai suoi occhi la nebbia inizierà così a diradarsi per svelare quella verità spesso scomoda e imprevista che nessuno vorrebbe mai conoscere. Ma la cui scoperta gli permetterà di percorrere finalmente nuove strade.

Scheda, recensione e trailer su: www.mymovies.it

camminando nella notte, nel labirinto del cuore


La presenza e l'assenza, certe volte è difficile distinguere.


QUANDO LA NOTTE è l'ultimo libro di Cristina Comencini.
Un libro intenso. Profondo. Una storia di attrazione. E distanza. Dove domina la passione. E la fragilità dell'io. Dove i corpi e le anime diventano a un tratto trasparenti e si lasciano attraversare gli uni dagli altri. Per incontrarsi. E scontrarsi. Per conoscersi. Nell'intimo. Più di quanto vorrebbero.

Così Cristina Comencini descrive il suo romanzo: una storia d’amore, di rabbia e desiderio, un combattimento che diventa infine comprensione totale tra un maschio e una femmina (li chiamo così, non donna e uomo, perché va in fondo alle parti più primarie, oscure e attraenti della differenza di genere). Un legame che forse non può realizzarsi nella vita di ogni giorno, ma che tutti credo sogniamo. Vi lascio una frase che potrebbe presentarlo. Camminando nella notte, nel labirinto del cuore.

La scrittrice, nonché regista, ha tratto anche un film dal libro, uscito nelle sale alla fine del 2011 con interpreti principali Filippo Timi e Claudia Pandolfi. I due attori portano sullo schermo i personaggi di Manfred e Marina mostrando come il loro sia l'incontro di due solitudini che lottano tra il desiderio di un legame forte e impossibile e le paure irrazionali delle loro fragili personalità.